La fenomelogia dello spirito
All'interno della
Fenomenologia si presentano tre diverse tappe della vita dello spirito nel suo
percorso verso il sapere assoluto.comincia formarsi una prima idea di sé e del mondo. Come un insieme di soggetti e oggetti, un universo popolato da cose e da persone che sono indipendenti l'una dalle altre e intrattengono vari generi di rapporti. In questa fase la coscienza non ha nessun sospetto che il mondo costituisca un'unità (lo Spirito), non immagina neppure che la differenza che percepisce fra sé e le cose vada compresa all'interno della relazione dialettica dell'Assoluto
La coscienza si divide in tre stadi
- · Certezza sensibile
- · Percezione
- · Intelletto
La certezza sensibile è la coscienza del soggetto che considera il mondo come distinto da sé. Essa appare come la conoscenza più vera, ma in realtà è la più povera, si tratta infatti di una certezza immediata, percepita come “Hic et nunc” -> essa si risolve dunque con la percezione.
La percezione è la conoscenza dell’universale, cioè l’oggetto è considerato nella sua globalità, nella molteplicità dei suoi caratteri e quindi in modo contradditorio (uno-molti).
Nell’intelletto l’oggetto è rappresentato dalle coscienza come fenomeno, ossia come realtà che appare al soggetto. La coscienza capisce comprende, in questo modo l’oggetto è dipendente dall’intelletto -> dunque dipende da se stessa.
Avendo risolto l’oggetto in se stesso ossia essendo divenuta consapevole che l’oggetto dipende da se stessa, la coscienza è diventata coscienza di sé stessa ossia Autocoscienza. Tutte le figure dell’autocoscienza sono studiate nel loro commino verso la libertà. Esse si divi
dono in tre parti:
- · Rapporto servo padrone
- · Stoicismo e scetticismo
Nel rapporto servo padrone ogni uomo si pone in relazione agli altri uomini o autocoscienze. In questo conflitto ogni autocoscienza tende ad affermare se stessa e la propria indipendenza. Il padrone è colui che pur di affermare la sua indipendenza è disposto a sacrificarsi nella lotta. Il servo invece è colui che è disposto a sacrificare la propria indipendenza per salvarsi la vita.
Tuttavia
la libertà conquistata dal servo, attraverso il lavoro, è solo una libertà
interiore, cioè la consapevolezza del proprio valore e l’indipendenza nei
confronti delle cose. Questo atteggiamento corrisponde - sul piano storico filosofico – alle
posizioni espresse nella cultura antica dallo stoicismo, che afferma la
libertà interiore dell’individuo dalle cose e dagli eventi esterni e sfocia
nella posizione dell’Atarassia. Si tratta
tuttavia di una libertà astratta perché le passioni e i condizionamenti esterni
continuano ad esistere. Lo stoicismo trapasso così nelle scetticismo che trasforma
il distacco dal mondo in negazione del mondo. Il filosofo
scettico sospende il giudizio sul mondo esterno, ma cade in contraddizione con
se stesso
Tale contraddizione/scissione si manifesta nella coscienza infelice
che caratterizza la religiosità ebraica il cristianesimo medievale/espressione
della separazione radicale fra DIO e l’UOMO. Nell’ebraismo Dio è
percepito come trascendente, separato dall’uomo e padrone dell’uomo. Nel cristianesimo
la coscienza vive se stessa come nulla di fronte a un Dio interiorizzato la
cui potenza è vissuta come assoluta (mortificazione, devozione). Nel Rinascimento
e nell’Età Moderna, la coscienza , nel suo vano sforzo di unificarsi a Dio,
si rende conto di essere lei stessa dio, ovvero, l’universale, il Soggetto
Assoluto. L’autocoscienza divenendo consapevole che il
divino è sia nel mondo che in se stessa si scopre come RAGIONE ossia certezza
di essere ogni realtà.
L’autocoscienza
è diventata Ragione e ha assunto in sé ogni realtà, ha la certezza di
essere ogni realtà, ma questa certezza deve essere verificata
Si
articola in tre tappe:
- Ragione osservativa: crede di cercare l’essenza delle cose, ma in realtà cerca se stessa. Si determina come osservazione della natura
- Ragione etica: acquisisce la coscienza di essere Spirito, superando l’opposizione con gli altri e il mondo. È l’individualità in sé e per sé che pur realizzandosi rimane astratta
La ragione scopre che l’universalità non è raggiungibile a partir dall’individuo. L’universalità può essere raggiunta solo nella dimensione dello spirito che si incarna nella società e nel popolo in cui un uomo vive. Nello Spirito la Ragione si eleva a universalità realizzandosi nella vita etica di un popolo libero: la sapienza e la virtù di un individuo consistono nel vivere conformemente ai costumi di un popolo di cui si fa parte.
Nella Fenomenologia dello spirito si afferma una visone ottimistica e giustificazionistica della realtà e della storia. Infatti lo sviluppo dialettico della realtà necessita della contrapposizione e della negazione, ma le supera in una sintesi superiore. Essa si divide in due parti, una che rileva l'intrinseca razionalità della storia e giustifica ogni evento all'interno di una visione onnicomprensiva. L'altra, invece, si identifica con il sapere assoluto, lo stesso sapere hegeliano.
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