La fenomelogia dello spirito



Nel 1807 Hegel scrive “ La Fenomenologia dello spirito” , con quest’opera si dispacca dal pensiero di Shelling. Ha così inizio la sua fase di maturità nella quale descrive le manifestazione attraverso cui lo spirito giunge a comprendere sé stesso. Descrive quindi il percorso che deve seguire la coscienza umana per raggiungere lo Spirito universale e la coscienza dell’identità pensiero/realtà.
All'interno della Fenomenologia si presentano tre diverse tappe della vita dello spirito nel suo percorso verso il sapere assoluto.

La prima fa se è quella della conoscenza, essa conquista la consapevolezza si sé e della propria funzione costitutiva del senso delle cose. Questo è il momento in cui l'uomo
comincia  formarsi una prima idea di sé e del mondo. Come un insieme di soggetti e oggetti, un universo popolato da cose e da persone che sono indipendenti l'una dalle altre e intrattengono vari generi di rapporti. In questa fase la coscienza non ha nessun sospetto che il mondo costituisca un'unità (lo Spirito), non immagina neppure che la differenza che percepisce fra sé e le cose vada compresa all'interno della relazione dialettica dell'Assoluto

La coscienza si divide in tre stadi

  • ·       Certezza sensibile

  • ·       Percezione
  • ·       Intelletto

La certezza sensibile è la coscienza del soggetto che considera il mondo come distinto da sé. Essa appare come la conoscenza più vera, ma in realtà è la più povera, si tratta infatti di una certezza immediata, percepita come “Hic et nunc” -> essa si risolve dunque con la percezione.

La percezione è la conoscenza dell’universale, cioè l’oggetto è considerato nella sua globalità, nella molteplicità dei suoi caratteri e quindi in modo contradditorio (uno-molti).

Nell’intelletto l’oggetto è rappresentato dalle coscienza come fenomeno, ossia come realtà che appare al soggetto. La coscienza capisce comprende, in questo modo l’oggetto è dipendente dall’intelletto -> dunque dipende da se stessa.

Avendo risolto l’oggetto in se stesso ossia essendo divenuta consapevole che l’oggetto dipende da se stessa, la coscienza è diventata coscienza di sé stessa ossia Autocoscienza. Tutte le figure dell’autocoscienza sono studiate nel loro commino verso la libertà. Esse si divi
dono in tre parti:

  • ·       Rapporto servo padrone
  • ·       Stoicismo e scetticismo
  • ·       Coscienza infelice

Nel rapporto servo padrone ogni uomo si pone in relazione agli altri uomini o autocoscienze. In questo conflitto ogni autocoscienza tende ad affermare se stessa e la propria indipendenza. Il padrone è colui che pur di affermare la sua indipendenza è disposto a sacrificarsi nella lotta. Il servo invece è colui che è disposto a sacrificare la propria indipendenza per salvarsi la vita.

Tuttavia la libertà conquistata dal servo, attraverso il lavoro, è solo una libertà interiore, cioè la consapevolezza del proprio valore e l’indipendenza nei confronti delle cose. Questo atteggiamento corrisponde  - sul piano storico filosofico – alle posizioni espresse nella cultura antica dallo stoicismo, che afferma la libertà interiore dell’individuo dalle cose e dagli eventi esterni e sfocia nella posizione dell’Atarassia. Si tratta tuttavia di una libertà astratta perché le passioni e i condizionamenti esterni continuano ad esistere. Lo stoicismo trapasso così nelle scetticismo che trasforma il distacco dal mondo in negazione del mondo. Il filosofo scettico sospende il giudizio sul mondo esterno, ma cade in contraddizione con se stesso

Tale contraddizione/scissione si manifesta nella coscienza infelice che caratterizza la religiosità ebraica il cristianesimo medievale/espressione della separazione radicale fra DIO e l’UOMO. Nell’ebraismo Dio è percepito come trascendente, separato dall’uomo e padrone dell’uomo. Nel cristianesimo la coscienza vive se stessa come nulla di fronte a un Dio interiorizzato la cui potenza è vissuta come assoluta (mortificazione, devozione). Nel Rinascimento e nell’Età Moderna, la coscienza , nel suo vano sforzo di unificarsi a Dio, si rende conto di essere lei stessa dio, ovvero, l’universale, il Soggetto Assoluto. L’autocoscienza divenendo consapevole che il divino è sia nel mondo che in se stessa si scopre come RAGIONE ossia certezza di essere ogni realtà.

L’autocoscienza è diventata Ragione e ha assunto in sé ogni realtà, ha la certezza di essere ogni realtà, ma questa certezza deve essere verificata

Si articola in tre tappe:

  • Ragione osservativa: crede di cercare l’essenza delle cose, ma in realtà cerca se stessa. Si determina come osservazione della natura

  • Ragione attiva: si rende conto che l’unità tra l’io e il mondo non è qualcosa di dato, ma deve essere attuata. L’individuo cerca di realizzarla cercando il proprio godimento (piacere e necessità), identifica l’universale con la propria legge ed entra così in conflitto con gli altri

  • Ragione etica: acquisisce la coscienza di essere Spirito, superando l’opposizione con gli altri e il mondo. È l’individualità in sé e per sé che pur realizzandosi rimane astratta

La ragione scopre che l’universalità non è raggiungibile a partir dall’individuo. L’universalità può essere raggiunta solo nella dimensione  dello spirito  che si incarna nella società e nel popolo in  cui un uomo vive. Nello Spirito la Ragione si eleva a universalità realizzandosi  nella vita etica di un popolo libero: la sapienza e la virtù di  un individuo consistono nel vivere conformemente ai  costumi di un popolo di cui si fa parte.
Nella Fenomenologia dello spirito si afferma una visone ottimistica e giustificazionistica della realtà e della storia. Infatti lo sviluppo dialettico della realtà necessita della contrapposizione e della negazione, ma le supera in una sintesi superiore. Essa si divide in due parti, una che rileva l'intrinseca razionalità della storia e giustifica ogni evento all'interno di una visione onnicomprensiva. L'altra, invece, si identifica con il sapere assoluto, lo stesso sapere hegeliano.



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